lunedì 26 novembre 2012

La mia strada in una nota...


E poi ti svegli una mattina e ti chiedi “è questo che ho scelto per la mia vita?” e se la risposta è “no”, e hai già 31 anni, devi farti due conti.

E’ difficile raccontarsi a una moltitudine di persone sapendo già che sarai fatto a pezzi, che non stai parlando con degli italioti ma degli italiani e tutto prenderà quindi un senso “altro”, molto più profondo e coerente.

La riattivazione di questa pagina segna il passo con la riattivazione del mio attivismo, o quantomeno col tentativo di farlo.

Ho dedicato tanto di quell’impegno a questa causa che se ci penso mi chiedo come abbia fatto, sempre in prima linea, dal primo giorno al Teatro Smeraldo, i banchetti, gli “attacchinaggi” a qualsiasi orario, la stanchezza che si trasformava in soddisfazione e le mille riunioni in giro per Milano a parlare di qualcosa che, di fatto, non esisteva ancora, il M5S.
Poi quel progetto è cresciuto, pian piano ci siamo fatti conoscere, abbiamo riso e pianto insieme a tanti altri che, come noi, credevano nel cambiamento. Sono passate le elezioni regionali lombarde, poi le comunali addirittura da candidato, la grande gioia per l’elezione di Mattia al comune e Manuel nella mia zona e la promessa di aiutarli a svolgere il loro mandato e poi….il baratro. Nel momento in cui il nostro sogno esplodeva di vigore e si espandeva a macchia d’olio io non potevo esserci. Come un innamorato che vede la sua donna farsi bella e uscire da sola io ero li, alla finestra del mio ufficio viennese prima e sandonatese poi, a guardare sondaggi, rassegne stampa, consigli comunali e tribune politiche considerarci sempre più.

“Il lavoro nobilita l’uomo ma lo rende simile alle bestie” si usa dire schernendo per gioco chi ha la fortuna di averne. E io questa fortuna l’ho sempre avuta, da quando  mi sono laureato non ho mai smesso di lavorare. Ma c’è lavoro e lavoro, c’è modo e modo di bilanciare la vita privata e professionale e questo meccanismo nel mio caso non ha funzionato. Già nel 2011 ho dovuto faticare parecchio per seguire in prima linea le elezioni comunali e alla fine delle stesse ho sostanzialmente dovuto rinunciare a tutto. Mi sono dovuto persino ricredere sulla mia candidatura, vedere Mattia dedicare giorno e notte alla sua carica mi ha fatto capire che non era il momento per me, che fosse stato un bene non avercela fatta, perché quello nostro, seppur per “soli” due mandati, è un mestiere serio, ci vuole dedizione. Per questo ringrazio il cielo per il lavoro che mi ha dato ma non posso che sentirlo ostile ai miei desideri.

Così oggi ho deciso di prendere in mano la situazione. Ho deciso di seguire una via un po’ insolita per gli attivisti del M5S, ho deciso di partire dalla candidatura per tornare a essere un attivista.
Mi candido alle primarie del M5S per le Elezioni Politiche 2013 con l’idea di cambiare vita, con l’idea di metter tutto da parte e tenere ardente il fuoco che mi rende vivo fuori dalle grigie stanze illuminate al neon dei miei mille uffici. Se andranno bene le primarie lascerò il mio lavoro sicuro e salterò nel buio e tra 2, 5, 10 anni chissà, troverò qualcosa da fare. Non importa il domani se vivi male l’oggi.

Non voglio più saperne di orari folli dietro un PC senza anima, di proxy che ti bloccano i siti dove eri solito lavorare sodo per organizzare gli eventi, di gente che ti guarda male se gli racconti che della carriera non ti interessa niente se sei felice per quello che fai tra la gente.

So già che questa scelta troverà critiche spietate, beh questa pagina è qui anche per questo. Per dare alle critiche una risposta. Non a caso è stata aperta solo nel periodo delle comunali e la riapro oggi, perché io e il mio attivismo esistiamo ogni giorno sulla mia pagina personale, questa serve a discutere di me come candidato e delle mie intenzioni specifiche e chissà, un domani, come ulteriore strumento di lavoro e confronto.

[da https://www.facebook.com/pages/Manlio-Di-Stefano-M5S/152760598115408?ref=hl ]

martedì 14 agosto 2012

C'è un'Africa che ride...



Cʼè unʼAfrica che ride quando non te lo aspetti, quando carico di curiosità e tristi certezze ribalta il tuo mondo e ti immerge nel suo.
“Ne ho vista sofferenza ma qui è diverso, qui è tutto amplificato” mi dicevo mentre tra una buca e lʼaltra mi lasciavo trasportare tra le grulle pianure del Katanga, ero certo che questa avventura mi avrebbe sconvolto, i bimbi sporchi e malnutriti, le mosche a pranzarne, arido tutto intorno.
Vero tutto questo, è la prima cosa che ti assale la mente, la seconda è però strabiliante, loro, i bimbi, tutto questo non lo notano.
I bimbi vogliono giocare, i bimbi amano la vita e chi se ne frega se i piedi sono gonfi e doloranti per via della fungia  (pulce penetrante) o se ti senti fiacco per via della malaria.
Escono dal pre-scuola e ci chiedono un pallone, uno vero che rimbalzi invece che di plastica e stoffa qui è un lusso, lo calcio in aria e accendo i loro occhi, un fitto vociare giocoso e la palla che vola avanti e indietro nel vasto piazzale di Kaniaka.
Questi bimbi non conoscono stanchezza, la fatica è compagna di vita laddove nulla è a portata di mano. Cʼè persino chi corre col fratellino più piccolo sulla schiena, in Congo è normale per i giovani farsi carico della famiglia.
Ridono i nostri bimbi, occhioni e denti bianchi brillano sul volto nero come la notte.
“Abari?” “Muzuri!” (“Come va?” “Bene” in Swahili), non conoscono altra risposta. Uno sciame in festa impazza intorno a me e mi riempie il cuore, non sono abituato a tanta gioia nella ingessata Italia.
Cʼè unʼAfrica che ride al di là dellʼincertezza.
Cʼè unʼAfrica che ride al di là della paura.
Cʼè unʼAfrica che ride insieme a noi e non grazie a noi, è questo ciò che mi realizza.
Cʼè unʼAfrica che ride oltre il nostro immaginare, chiudo gli occhi e la sento dentro di me.
Cʼè unʼAfrica che ride e almeno oggi io ne faccio parte, che splendida giornata…
Jambo!
Manlio